Tornata da un weekend meraviglioso.
Il mio paradiso, il Festival della Letteratura di Mantova.
Libri e scrittori ad ogni angolo di strada.
Una città più bella che mai.
Farmi firmare il libro con la faccia emozionata di una bambina.
Indignarsi con mio papà per le buffonate del cattolicesimo, proseguendo un dibattito iniziato da uno scrittore che ha tutto da insegnare.
Essere svegliata dal sorriso di una nana bionda di un anno e mezzo non ha prezzo.
Poi il viaggio in treno, a guardare fuori dal finestrino finchè fa buio e l’unica cosa che si riesce a vedere è il riflesso dei compagni di viaggio.
Ed eccolo lì. Ché anche al buio lo sai che quel posto è IL posto.
E forse ne ho parlato troppo ma ogni volta che vedo quell’albero, la porta d’entrata, il cuore mi sorride.

Grazie a mio papà, a Corrado Augias, a Mantova, a Uomoelle, al kebabbaro di Orvieto e alla pasticceria di Todi.
(in ordine di apparizione)

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Un’insperata partenza in coppia,sparare cazzate già sull’aereo.
L’eccitazione di stare sul treno diretto ad Amsterdam.
Arrivare all’ostello e vedere una scritta campeggiare: "God loves you" (ma proprio a me?)
I primi sguardi per la città, canali, case strette, colori (nonostante il cielo perennemente grigio).
Il museo Van Gogh, una colonna sonora che risuona solo nella mia testa: Yann Tiersen.
Stare seduta ad osservare le diverse tipologie di persone che guardano i quadri.
Prendere un caffè i un bar con vista sui tetti di Amsterdam ed innamorarsi di quei tetti.
Girare di notte per le vie e sbirciare nelle vetrine rosse.
Una chiesa nella stessa strada delle prostitute: la via della redenzione dopo quella del peccato.
I canali illuminati da mille lucine, sentirsi come in una favola.
Provare l’ebbrezza di dormire in 16 in un’unica stanza.
Perdersi in un mercatino e non sentirsi affatto una turista.
Un locale in legno dove scaldarsi mangiando dolci e guardare fuori dalla vetrina con aria sognante.
Mattonelle che suonano, per il divertimento dei più piccoli. E non.
Biciclette. Tante. Di ogni tipo e colore e con gli accessori più strani.
Il mercato dei fiori, ora posso aggiungere milioni di colori alla mia tavolozza personale.
Notare piacevolmente come tutte le ragazze siano piuttosto in carne e sentirsi bene.
(Urge trapianto di cervello per i ragazzi italiani perchè le ragazze sono molto più belle così)
Gelidi villaggi di pescatori e paesaggi sterminati.
Dondoli montati a picco sull’acqua.
Leggere sul menù la presenza della "coda dirosto" e ridere per ore cercando di capire di cosa potrebbe essere la traduzione. Sicuramente sbagliata.
Bere una birra buonissima in strada e stare così bene da non sentire neanche freddo.
Cercare con difficoltà di imparare un pò di olandese.
Vedere dal battello le case galleggianti e desiderare di viverci.
Alzare gli occhi e vedere ad un tavolino attaccato alla finestra madre, padre e figlioletta che fanno colazione e ridono e sentire il cuore che sorride.
Il caffè in un bar con tavolini da poeta francese e tazze giallo ocra.
Il momento del ritorno, necessario per poter apprezzare quello che si è vissuto.
Questa è solo una parte delle emozioni provate in quei quattro giorni, il resto, le più profonde, le tengo nel mio archivio.


(foto su flickr)