Nere nuvole di fumo

Visto che dillà non l’hanno voluto, lo metto qua.

Guardo fuori dalla finestra: piove. Ancora
"Niente motorino oggi, mi toccherà andare a lavoro con l’autobus", penso.
Esco. Ombrello in mano, rigorosamente chiuso, e cappuccio bene in testa.
I posti nella via dove abito sono quasi tutti vuoti, tipico di quando piove.
Quando piove è bello stare in macchina, le gocce riempiono il vetro e quando la macchina davanti frena tutto diventa rosso.
Mille gocce che riflettono lo stesso colore, ed il mondo diventa un rubino, per un attimo.
Ma io la macchina non ce l’ho, e mi dirigo a piedi verso la fermata.
Salgo sul tram, musica nelle orecchie e busta in grembo, ché cerco di occupare meno spazio possibile (retaggio del carattere introverso che mi porto dietro da sempre?).
Mi guardo intorno, ché "l’umanità da autobus" da sempre mi incuriosisce.
Davanti a me c’è un bambino col grembiule blu, avrà circa 6 anni.
Gli occhi neri come il nero più nero.
La bocca leggermente pronunciata, colpa di quegli incisivi superiori sporgenti (l’ennesimo futuro portatore di apparecchio fisso).
Guarda la mia busta.
Io penso: "Non ricordo la sensazione di non saper leggere, chissà cosa ti salta in testa quando vedi questi strani simboli indecifrabili".
E poi penso: "Ecco perchè non la ricordo, ho imparato a leggere a 3 anni, ne sono passati 23, e sono tanti".
Poi lo vedo tutto concentrato e sulle sue labbra leggo le parole scritte sulla busta, pronunciate senza voce: "Nuvole di fumo" (mamma ma che busta mi hai dato?).
Ecco.
In un secondo ha mandato in fumo (per l’appunto) tutti i miei pensieri.
Continuo a guardarlo perchè è bello, ha questi grandi occhi neri curiosi, che indagano, guardano, riflettono, i capelli spettinati, la scarpa destra slacciata, l’aria fintotrascurata che solo alcuni bambini riescono ad avere.
Vorrei dirgli di continuare ad essere curioso, perchè è la curiosità che ci mantiene vivi.
Di imparare tutto quello che può, a scuola.
Vorrei augurargli di avere qualcuno che lo spinga a voler sapere, fare, conoscere, inventare, vedere, visitare. Così come l’ho avuto io.
Ma sono arrivata alla mia fermata, devo scendere.

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Ma secondo voi

quelle ragazze che in ogni occasionestagioneevento sono perfettamente depilate e mai soffriranno della piaga della ricrescita che vieta di indossare indumenti corti,
che sono SEMPRE perfettamente pettinate, che neanche con la bora hanno un capello fuori posto, al cui confronto mike bongiorno è l’uomo più spettinato del mondo,
che fanno addirittura il bagno al mare con gli occhiali da sole,
che possiedono scarpe e borse di numero tale da poter sempre fare abbinamenti perfetti, con la stessa esatta sfumatura di colore,

sono fatte di carne ed ossa o sono solo moderne eredi di Super Vicky?

(post ispirato da alcune foto di Ilaria d’Amico)

Della lavatrice e di altri demoni.

Ieri per la prima volta sono stata a guardare la lavatrice in movimento.
Mentre la guardavo ho pensato: ma come fanno i vestiti ad uscire fuori puliti se non c’è nessuno che li strofina? Voglio dire: fino a qualche tempo fa c’era colei che strofinava i panni sul lavapanni e quindi venivano puliti per forza.
Ma adesso girano e basta. Anzi:per cinque secondi girano in senso orario e per altri dieci stanno fermi. Per cinque secondi girano in senso antiorario e per altri dieci stanno fermi. E così via finchè non si passa al risciacquo.
Secondo me tutta questa tecnologia ha inficiato la qualità dei risultati e ci ha privati dell’osservare meravigliose scene.
E non sarà un pensiero profondo ma l’oblò mi ha ispirata così.
Tra l’altro dopo l’ascetica meditazione in front of the lavatrice ho ritirato i precedenti panni, steso i nuovi, piegato le lenzuola, piegato mutandecalzinicanottieremagliette, diviso e distribuito tutto ai vari proprietari, messo a posto le cose mie. E per premio mi sono sparata un pacco di patatine dell’ikea. Chevvelodicoaffà.
E saranno bei problemi se ogni volta che farò qualcosa in casa mi premierò così.