In queste calde giornate di luglio uno non sa mai cosa fare.
Io mi sono trovata un’occupazione:mi piazzo sul divano,accendo il condizionatore e mi riguardo tutte le sei serie di Sex and the city.
Roba da intellettuali,anzichenò.
Sono arrivata ormai alla quinta serie e nella puntata di oggi si parlava di amiche.
Ho elaborato varie riflessioni.
Con le amichequelleconlaamaiuscola si dice sempre che si rimarrà tali anche da vecchie,anzi, ci si immagina già col carrello a fare la spesa al mercato alle sei di mattina.
Poi cosa succede?
Bastano davvero 600 km di distanza? O c’è qualcos’altro sotto?
Sono io che non riesco a mantenere i rapporti oppure se anche dall’altra parte ci fosse un pò di impegno non sarebbe male?
Alcune amiche non le vedo da secoli perchè non ci si riesce a mettere d’accordo.
Altre perchè non ci sentiamo mai, senza specificati motivi.
Altre danno la precedenza a chiunque ed a qualunque cosa tranne che a te.
Con altre il pensiero di un’uscita non ti entusiasma particolarmente.
Le mie amichequelleconlaamaiuscola adesso si contano sulle dita delle mani.
Di una mano.
Su due dita.
Non che sia poco ma se riesco a vederle una volta al mese è, come si dice a Roma, grasso che cola.
Ed io invece ne ho veramente bisogno.
Bisogno di contatto,di chiacchiere,risate,viaggi e complicità.
Voglio trovare la mia anima gemella.

Visto che non so cosa scrivere,riposto una cosa scritta tre anni fa,quando l’ispirazione mi coglieva ancora.

Ho indossato i soliti jeans, una canottiera colorata, le mie converse e sono uscita.

Senza meta, ho camminato per i vicoli stretti non desiderando altro che perdermi.

Odori, colori, suoni, sorrisi: la mia mente registra tutto, dentro “l’archivio delle meraviglie”.

Un negozio di fiori coloratissimo e la proprietaria che prepara delle composizioni.

Un gatto si struscia sulle sue gambe, lei si volta e mi guarda.

Studia attenta i miei occhi, come a volermi leggere dentro e mi regala un tulipano giallo.

Io la ringrazio col più grande dei sorrisi e infilo il fiore in borsa, in modo che si veda.

Riprendo a camminare e osservo tutto come se lo vedessi per la prima volta, occhi grandi e spalancati sul mondo.

Mi siedo su una panchina ed alzo gli occhi al cielo, vorrei essere Amélie e fotografare le nuvole: quella ha palesemente la forma di un cappello. Un cappello di panna montata.

Mentre osservo dei bambini che giocano mi fermo a pensare: inutile avere la convinzione di non potersi mai più innamorare se non si ha il coraggio di provare.

Io questo coraggio ce l’ho e so che succederà.

Non so se ne ho bisogno, a volte non desidero altro che essere importante per qualcuno, altre volte sento che sto bene, che mi basto.

E forse è proprio così che deve essere. L’equilibrio.

Un rumore richiama la mia attenzione, non capisco bene cosa sia, mi alzo e comincio a camminare dietro al suono, alla ricerca della sua origine.

Arrivo in una piazza piccolissima, al primo piano di un palazzo col portone grande e di legno, la finestra è aperta.

E qualcuno sta suonando la chitarra.

Mi fermo ad ascoltare: note che le mie orecchie hanno già sentito e note sconosciute.

Ad un tratto la musica finisce e ricomincio a sentire i suoni del mondo.
Riprendo a camminare e penso che alla fine va bene così: conoscere nuove persone, buttarsi in situazioni nuove, vivere la gioia di queste piccole cose.

Il resto arriverà.

Suona il telefono, un messaggio.

“La bellezza inconsapevole è una cosa bellissima. Dovresti sentirti carina un pò più spesso, senza farlo troppo vedere ma sapendolo.”

Con questo nuovo pensiero in testa continuo a camminare senza guardare troppo la strada e mi ritrovo nella stessa piazza.

La musica è ricominciata, la finestra sempre aperta.

Fisso il soffitto della stanza, fisso il portone.

Suono?